Digital divide? Non per la Svizzera

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Non ci stancheremo mai di ripetere la frase che fu del grande magnate dell’industria americana Henry Ford: “C’è vero progresso solo quando i vantaggi di una nuova tecnologia diventano per tutti”. Se è difatti vero che l’avvento di nuove tecnologie rappresenta da sempre una cosa positiva per l’intera collettività, è ovviamente altrettanto vero che la sua democratizzazione ne rappresenti il relativo trionfo e celebrazione.
E non solo nell’opportunità di poterla acquisire, ma anche e soprattutto nella possibilità di utilizzarla e comprenderla, in tutte le sue caratteristiche, particolarità e vantaggi.

Noi tecnologi siamo abituati a utilizzare il termine “digital divide” per indicare il “divario esistente tra chi ha accesso effettivo alle tecnologie dell’informazione e chi ne è escluso, in modo parziale o totale” (def. Wikipedia, ndr). Un aspetto, questo, che rappresenta uno dei più grandi ostacoli, non solo alla diffusione della moderna tecnologia tra i diversi strati della popolazione, ma all’evoluzione stessa della nostra società. Da tempo si parla difatti di piattaforme “smart” che, pian piano, dovrebbero (il condizionale è d’obbligo!) trasformare – per non dire stravolgere – la nostra vita di tutti i giorni nonché la nostra esistenza intera. “Smart city”, “smart grid” e “smart home”, solo per citarne alcune, non sono infatti altro che brevi tratti di un percorso già segnato da tempo e a cui è ormai impossibile sottrarsi.

Ed ecco qui che entra in gioco la conoscenza e la dimestichezza con le moderne piattaforme hi-tech che, oltre a non dover essere fini a se stesse, devono rappresentare il naturale compimento nonché il volano dell’evoluzione tecnologica stessa.

A dare un quadro, seppur parziale e sommario, di ciò che sta accadendo in tal senso in Europa, ci ha pensato Samsung Electronics con lo studio “European Tech Habits 2016”, ricerca condotta su un totale di oltre 10mila intervistati di 16 diversi Paesi, tra cui 1.000  svizzeri.

Dalla survey commissionata dalla multinazionale coreana si è ad esempio scoperto che il 52% della popolazione europea utilizza i dispositivi tecnologici in modo più assiduo rispetto a due anni fa e che quasi il 13% non riesce nemmeno a immaginare una vita senza l’ausilio della tecnologia, anche se circa il 72% di essa ignora spesso il significato di alcuni concetti tecnologici e l’11% ammette di essere in difficoltà rispetto alla velocità di cambiamento ed evoluzione della tecnologia stessa.
Assolutamente interessanti, inoltre, i dati emersi in merito alla nostra nazione che dimostrano come il 73% dei cittadini, pur essendo interessato e attratto dalle più moderne tecnologie, non conosce in modo preciso e approfondito il gergo normalmente utilizzato in questo particolare settore. Il 22% degli svizzeri dichiara di essere invece pienamente informato sul mondo della tecnologia mentre il 19% asserisce di possedere prodotti con caratteristiche e dotazioni che vanno ben al di là delle sue reali esigenze e, quindi, non pienamente utilizzati. Tra i concetti particolarmente difficili da comprendere per gli abitanti della Confederazione compaiono ad esempio termini come cloud (17%), fibra ottica (17%) o  streaming (14%); lo stesso si può dire di emoticon per il quale il 9% della popolazione  ammette di mentire sulla conoscenza del suo reale significato.
Ma nonostante questi dati, il nostro Paese dà continuamente prova di particolare sensibilità verso l’evoluzione tecnologica, così come hanno dimostrato numerosi studi fatti in questo ambito: uno su tutti, quello dell’Ufficio Federale di Statistica che ha dimostrato come la Svizzera compaia tra i primi luoghi al mondo per la diffusione di Internet, con oltre 5,8 milioni di internauti, pari all’84% della popolazione (dati del 2014, ndr).

Ma non solo. Mondo dell’università e della ricerca scientifica a parte (in cui il nostro Paese può vantare assolute eccellenze a livello globale), la Svizzera compare anche ai primi posti per veri e propri virtuosismi, come ad esempio l’azienda trasporti Auto Postale di Sion che in estate inizierà a testare il primo servizio al mondo di trasporto pubblico a guida autonoma, grazie all’utilizzo di mini bus robotizzati a 9 posti dotati di motore elettrico. O ancora, il comune di Zugo, che si è detto pronto a incassare i corrispettivi delle tasse comunali in Bitcoin, e la città di Lucerna (presto replicato anche a Ginevra e Neuchâtel) in cui verrà presto sperimentato un servizio di autostop elettronico centralizzato attraverso il quale tutti coloro che vorranno richiedere un passaggio lo potranno gare inviando un SMS alla fermata dell’autobus, indicando la destinazione desiderata.

L’evoluzione tecnologica non si può fermare, così come la voglia della nostra Svizzera di emergere in questo settore. Staremo a vedere, anche se, lo sappiamo già, il futuro porterà senz’altro delle gran belle notizie. E noi di ON Smartech saremo qui a raccontarlo.

 

La Redazione