Ransomware – Quando il computer è preso in ostaggio

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Si chiama ‘ransomware’ quando il computer o lo smartphone vengono presi in ostaggio da un programma pirata che chiede un vero e proprio riscatto per lo sblocco.

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Se si naviga presso siti poco raccomandabili il rischio c’è ma più facilmente potrebbe accadere aprendo la mail sbagliata. In genere i programmi di protezione sanno fare il loro lavoro egregiamente, come per esempio l’ambiente a protezione delle mail di Google. Se però per un qualsiasi motivo si dovesse aprire una missiva che magari si trova già nello spam il danno è presto fatto: nel giro di una manciata di secondi la grossa parte dei dati viene criptata e in tali condizioni rimane a meno che non venga inserita una chiave di sblocco, che il malvivente rilascia solo dopo avere ricevuto il pagamento. In genere un conto alla rovescia indica il tempo rimasto al proprietario per effettuare l’operazione prima che la chiave venga distrutta. Più il tempo passa, più aumenta l’esborso.

Una minaccia informatica sempre più dominante in crescita esponenziale: se prima gli attacchi dei cybercriminali erano quantificabili in uno ogni due minuti ora si è passati a uno ogni 40 secondi, con frequenza in crescita come confermato dal rapporto annuale di Kaspersky Lab.

Per essere il più possibile al riparo da tali minacce, oltre che usare il buon senso, è sufficiente eseguire con costanza la copia dei dati (backup) su dischi esterni al computer da lasciare ‘fuori linea’, scollegati per evitare che anch’essi diventino ostaggio vanificando gli sforzi di protezione.